Una constatazione che verifico, con mio grande rammarico, a ogni istante: sono felici solo coloro che non pensano mai, vale a dire coloro che pensano giusto il poco che basta per vivere. Ma pensare il minimo indispensabile non significa pensare. Il vero pensiero somiglia a un dèmone che intorbida le fonti della vita, o a una malattia che ne intacca le radici. Pensare in ogni istante, porsi problemi capitali o ogni piè sospinto, provare il dubbio assillante circa il proprio destino, avvertire tutta la fatica di vivere, estenuato dai propri pensieri e dalla propria vita fino a non poterne più; lasciare dietro di sé una traccia di sangue e di fumo quali simboli del dramma e della morte del proprio essere - tutto questo significa essere infelici a un punto tale che il pensare ti dà il voltastomaco; e ti chiedi se la riflessione non sia una sciagura per l’uomo. Molte sono le cose da rimpiangere in un mondo in cui non si dovrebbe rimpiangere niente. Ma questo mondo merita davvero il mio rimpianto?
Emil M. Cioran,
Al culmine della disperazione (trad. Fulvio Del Fabbro e Cristina Fantechi)